Dica Dentista

dentistaAIOP (l’Accademia Italiana di Odontoiatria Protesica, una delle principali società scientifiche dentali italiane) e Odontoiatria 33 (uno dei principali portali web del dentale in Italia) hanno presentato una ricerca sull’immagine del dentista nella popolazione italiana.
Si tratta di una indagine web sui lettori di Dica 33.

La frase dell’articolo: “1088 le risposte ritenute utili. Pur non avendo fini
statistici, la composizione del campione selezionato può dare delle indicazioni
sulla tendenza degli italiani in tema di scelta del dentista a cui affidarsi” è fuorviante.

Infatti, come ben sappiamo noi odontoiatri, l’indagine scientifica si basa su
metodologie scientifiche (quali ad esempio l’uso del placebo).

Il sondaggio e l’indagine si basano anch’esse su metodologie fra cui la più
importante di tutte è che la popolazione oggetto di stima abbia una
probabilità diversa da zero di essere estratta.

Ora la popolazione italiana che non ha internet e soprattutto quella che non
legge Dica33 ha una probabilità uguale a zero. Quindi sicuramente non
può dare indicazioni sull’opinione degli italiani.

Potrebbe quindi essere una indagine o un sondaggio rappresentativi dei lettori
di Dica33. Purtroppo non avendo indicato la metodologia usata potrebbe
non essere vero neppure questo.
Infatti la rappresentatività non si ottiene inviando una email,
ma con una procedura standardizzata che mira a ridurre al minimo
la distorsione campionaria. Infatti i rispondenti sono 1.088 su
un milione e 200 mila visite e senza un metodo scientifico questi
non possono essere neppure considerati rappresentativi degli stessi
lettori.

Per un sussulto di coscienza infatti in fondo all’articolo si legge:

Ritengo che i nostri risultati potrebbero essere in parte "viziati".

Dobbiamo dire che i risultati della ricerca non potrebbero ma “sono” viziati.

Inoltre, al di la’ di questi elementi di base vi sono altre mancanze dal punto
di vista del metodo:

  1. i rispondenti non sono stati classificati per area geografica. La collocazione geografica in Italia è assolutamente rilevante. Non è la stessa cosa un paesino della Puglia o il centro di Milano. Il comportamento di un dentista nelle due realtà socio-economico-culturali non può essere identico. Presentare i dati così assemblati è come fare le elezioni in Scozia per eleggere il parlamento in Uganda. Infatti, la soddisfazione del paziente sta al servizio come il voto alla democrazia.
  2. le risposte non sono state analizzate nel loro significato reale: cioè il problema non è tanto nè solo se il paziente ritenga che il dentista deve comunicare, ma anche che cosa pensa del dentista che non comunica. Per valutare cioè il significato di un requisito di uno studio è necessario sapere che cosa un paziente pensa della presenza ma anche dell’assenza di quel requisito (vedi il modello di Kano).
  3. nell’analisi poi sono state introdotte voci troppo aggregate, le quali di fatto impediscono di comprendere alcunchè della ricerca. Ad esempio il 27,1% riferisce di aver cambiato dentista perchè ha ricevuto cure non adeguate, il 46,5% di aver scelto il nuovo dentista per la qualità delle cure, il 31,8% ritiene che il maggior difetto dei dentisti sia la scarsa professionalità. In tutti questi requisiti è fondamentale il concetto di qualità, che è come l’araba fenice, tutti sanno cos’è nessuno sa dov’è.
  4. nella ricerca si enfatizza il ruolo della comunicazione, ma non si approfondisce la percezione del paziente di questa “prestazione”. In altri termini: oggi la comunicazione è sicuramente un cavallo di battaglia, il quale include molti fattori: le informazioni raccolte in vario modo, da web, da amici, da giornali; la coerenza tra queste informazioni e quelle del dentista; la disponibilità del dentista a spiegare il proprio punto di vista, la sua propensione ad usare termini semplici, il tempo che dedica, ecc. Ora, è evidente che da un lato l’importanza della comunicazione chiama in gioco le associazioni odontoiatriche, le società scientifiche, gli Ordini, i quali dovrebbero essere in grado di organizzare una rete on-line di informazioni certe Evidence-Based; dall’altro dovrebbe essere chiaro che la comunicazione del dentista è una prestazione e che come tale va pagata. Ma la ricerca non approfondisce nessuno di questi aspetti.

Prendiamo atto quindi della ricerca di AIOP e Odontoiatria 33. Ma ci auspichiamo che per il futuro si faccia di meglio.

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