Sono pazzi questi romani – la corrispondenza Ministero della Salute -Conferenza Stato Regioni

A leggere la corrispondenza tra il Ministero della Salute e la Conferenza Stato Regioni imagessul problema delle autorizzazioni degli studi/ambulatori dentistici (leggi qui), corredata dalle osservazioni delle associazioni di categoria, emerge l’impressione di dilettanti allo sbaraglio.

  1. Si riconosce che finora il limite per imporre l’autorizzazione agli studi dentistici era legato alla complessità della prestazione e al pericolo per la salute del paziente. Ma, però, oibò: e come mai alcune regioni hanno imposto a tutti le autorizzazioni? Come mai solo in pochi casi qualche ragione ha cercato di definire in modo preciso questo limite?
  2. In considerazione dell’evoluzione tecnologica, si prosegue, l’autorizzazione dovrà in futuro essere richiesta a tutti, indipendentemente dalla complessità dell’attività svolta e dai rischi per la salute. Oibò al quadrato! Ma, fateci capire, se il problema è l’evoluzione tecnologica, a maggior ragione bisogna andare a vedere i rischi per la salute. Ma chi l’ha detto, ma dove sta scritto che più tecnologia equivale a più rischio? Per fare un esempio solo: l’introduzione dei nuovi anticoagulanti ha diminuito di molto i rischi di emorragia anche in caso di interventi chirurgici!
  3. i dilettanti discettano di rischi senza dati. Non si legge un solo riferimento ad un qualsivoglia danno connesso con la frequentazione di uno studio dentistico da parte di pazienti e/o operatori. Se c’è un qualche rischio, si deve documentare, analizzare, progettare una soluzione che lo riduca.
  4. i burocrati poi sono prigionieri delle loro carte: l’ipotesi di nuova autorizzazione fa drizzare i peli solo ad una lettura superficiale. Il numero di requisiti è assolutamente demenziale e in linea con la crescente burocratizzazione di tutto quello che facciamo. Per dare un’idea, al punto 3.1 si stabilisce che i locali devono avere, come requisiti MINIMI, tra il resto: protezione acustica, protezione dalle radiazioni ionizzanti, condizioni microclimatiche, impianti di distribuzione e stoccaggio gas e materiali esplodenti. Ora, la follia non sta tanto nel fatto che uno studio debba o non debba avere questi requisiti, ma nella follia burocratica per la quale per ottenere la certificazione lo si debba dichiarare. Cioè, se in uno studio c’è l’ossigeno o del gas chessò per accendini, si deve avere quell’impianto o altrimenti dichiarare che non si usano gas nè altri materiali esplodenti. Per il microclima lo stesso: ma prima o poi la nostra autocertificazione non basterà più, ci vorrà un qualche esperto che certifichi che umidità, polveri, temperatura, etc rientrano in determinati parametri. Il tutto sganciato da qualunque base razionale, perchè non c’è alcun dato nè su scala nazionale nè regionale nè comunale nè di microcircolo di subquartiere che abbia dimostrato una qualunque conseguenza nei nostri studi per il (mancato) rispetto di questi requisiti!
  5. alla fine però il punto più tragico è l’arrotolarsi  di questi soggetti attorno alle procedure e ai requisiti! Il punto che non hanno ancora capito è che una società moderna, efficiente ed efficace, deve passare da una normativa basata sul protocollo ad una basata sulla responsabilità. Cioè il problema non è se in questo ambiente questi requisiti sono rispettati o meno. Il problema è chi è responsabile. Ovvio che è da stupidi dire che se tu hai rispettato tutti quei requisiti e qualcuno muore, tu sei a posto. È assolutamente evidente a qualunque analfabeta. Il problema è identificare un responsabile: se in un ambiente il responsabile è identificabile con sicurezza, che senso ha dettare una qualunque lista di requisiti? Si dica: costui è responsabile, e risponde. Punto.

Il maggior sindacato di categoria come ha reagito a questa follia? Chiedendo che vengano tutelati i diritti acquisiti!

Ma va?

Ora, è evidente l’assoluta mancanza di cultura politica sia da parte del Ministero, che delle Regioni che dei sindacati. La politica, quell’arte che si occupa della polis, degli interessi della città, dovrebbe cercare un equilibrio, una mediazione tra gli interessi di tutti. Quali sono nello specifico gli interessi degli attori in gioco?

Il cittadino ha interesse ad ottenere cure odontoiatriche a prezzi accessibili senza mettere a rischio la propria salute. Gli odontoiatri hanno interesse a dedicarsi al proprio lavoro, diminuendo le spese parassite e gli sprechi di tempo ed energia.

Dove questi due interessi si conciliano?

La risposta è così evidente che stupisce che nessuno lo dica: in una legislazione minimale e trasparente basata sul principio che chi rompe paga e i cocci sono suoi. Il problema, amici miei, non è se hai il certificato del microclima, ma se si sa chi risponde di ogni eventuale danno.

I legislatori prima di prendere in mano la penna dovrebbero conoscere almeno un minimo (REQUISITO MINIMO, verrebbe da dire facendo a loro il verso) il settore sul quale legiferano. Dovrebbero sapere per ogni singolo punto quali e quali danni sono stati riscontrati l’anno precedente e quanti e quali investimenti siano necessari per ridurre quei danni.

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