Low cost tra Natale e Capodanno

gazzettinoLe vacanze natalizie sono occasione per parlare con parenti e amici del più e del meno, ma è inevitabile che in presenza di un dentista prima o poi qualcuno tiri fuori domande o esperienze, anche durante il pranzo di Natale o il veglione di Capodanno.

Si vengono così a vedere le cose dal punto di vista dei pazienti e soprattutto, confrontando di anno in anno, come questo punto di vista evolva.

Il mercato delle cure dentarie low cost si va espandendo, sembra, se non altro come conoscenza. I cittadini vanno accumulando in questo settore sempre nuove esperienze e raccontano esperienze che per noi del settore sono scontate.

Già una ricerca di Altroconsumo del 2016 chiariva i punti deboli delle catene low cost:

  • il primo contatto con il paziente viene gestito da un “assistente alla poltrona o commerciale”. Altroconsumo fa osservare che questo rappresenta una mancanza di trasparenza associato anche alla mancanza della lista dei dentisti che lavorano nel centro e alla mancanza di un rapporto diretto paziente-dentista. Ma Altroconsumo non fa notare che l’ “assistente alla persona/commerciale” va pagato. Perciò la sua presenza in questi centri rappresenta una voce di spesa in più e non in meno, quindi il valore in senso stretto della prestazione alla fine, a parità di prezzo, deve essere inferioore e non superiore né uguale.
  • En passant Altroconsumo non fa neppure notare che quando l’ “assistente alla persona/commerciale” fa l’anamnesi al paziente, compie un abuso di professione medica. Ma che lo diciamo a fare in questo paese di Pulcinella?
  • Alla fine i prezzi delle catene low cost non sono molto inferiori a quelli dei dentisti del territorio. Ma il prezzo è solo uno degli elementi che compongono una prestazione. Altroconsumo giustamente propone alcuni indicatori per valutare la qualità delle prestazioni. Ma alla fine si tratta di consigli un po’ peregrini: la qualità delle cure dentali e mediche in generale è da anni oggetto di ricerca e discussione. Un indicatore di qualità deve evitare anzitutto il rischio di essere facilmente riproducibile senza avere alcun rapporto con la qualità finale, reale della prestazione. Ad esempio dire (vedi articolo di Altroconsumo) che un indicatore di qualità sarebbe stato controllare la mobilità dei denti di Ornella è una operazione facilmente “copiabile” da qualunque struttura high o low cost. La differenza non sta nell’operazione in sé, ma nel collegamento tra la mano che saggia e il cervello che riflette. E l’indicatore di questo legame non è altrettanto facile da identificare.

Come se non bastasse, qualche giorno fa un articolo del Gazzettino (08/01/2018, sezione locale di Treviso) ci informava che anche l’ASL di Treviso sta pensando di offrire un sevizio odontoiatrico low cost. Verrebbe da ridere se non fosse che ridiamo a spese nostre!

La regione Veneto sembra infatti che abbia stanziato qualcosa come 4-5 milioni di euro per il LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) in odontoiatria. Tradotto dal burocratichese, si tratta di soldi che dovrebbero permettere alle persone con difficoltà economiche di ottenere il minimo di cure dentali non rinunciabile.

Ma: se in Veneto ci sono circa 5 milioni di residenti e il 30% (cioè un milione e mezzo) rinvia le cure dentali per problemi economici, uno stanziamento di cinque milioni di euro corrisponde a meno di 3 (tre) euro a testa! È chiaro che l’apertura dell’ambulatorio a Treviso e lo stanziamento regionale non hanno lo scopo di fornire un servizio reale a chi è in difficoltà.

Qual è allora lo scopo?

Chissà? Forse Altroconsumo ha qualche suggerimento?

Nonostante qualche sforzo in più sia stato fatto per rendere accessibili le cure odontoiatriche, come nel caso del Servizio sanitario della regione Lombardia, la corruzione però ha vanificato tutto. Nel febbraio scorso è scoppiato l’ennesimo scandalo, ironicamente battezzato “Smile”, con i soliti appalti truccati. Ai cittadini che si rivolgevano agli ospedali pubblici, convinti di potersi curare i denti pagando solo il ticket, le aziende che avevano in appalto il servizio facevano credere che ci fossero liste d’attesa lunghissime e davano indicazioni scorrette sul ticket da pagare, reindirizzandoli verso i loro servizi odontoiatrici a pagamento. Ai più tenaci, poi, rifilavano cure che tiravano al risparmio con materiali scadenti a basso costo.

( fonte https://www.altroconsumo.it/salute/dal-medico/news/dentisti-low-cost)

Per noi addetti tutti questi sono ragionamenti obsoleti. Ma a sentire amici e parenti che parlano di low cost questi risultano anche ragionamenti troppo tecnici. Bisognerebbe partire dalle evidenze elementari.

E una evidenza che a mio parere dovrebbe essere alla base di qualunque discussione sul low cost è questa: chi paga?

Il centro low cost non è una iniziativa filantropica: o ci spiegano dove risparmiano (ma noi sappiamo che hanno più spese del dentista del territorio, non di meno) o ci sentiamo presi in giro.

Le prime visite gratis, le radiografie gratis, i detartraggi gratis non sono regali ma prestazioni che vengono scaricate su altre voci. Perciò sono un indicatore importante di qualità: mai andare in un centro dove vi fanno qualcosa gratis. C’è sempre il trucco.

Ecco, queste sono evidenze che vengono fuori tra Natale e Capodanno, tra un arrosto e uno spumante.

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