Il Modello (dell’assistenza primaria) è in declino

Interessante questo articolo di Doctor 33 nel quale si trova conferma a

Medical equipment

ciò che qualunque persona di buon senso ha sempre sospettato e che i manager della sanità ci hanno sempre nascosto: le medicine di gruppo (dei medici di base) sono un fallimento!

L’autore (Mauro Miserendino) scrive:

Tra l’altro, appoggiarsi su una particolare forma organizzativa è erroneo, rende più facile l’accesso alle cure per chi abita in un certo luogo a scapito degli altri cittadini, crea una disparità assistenziale. Fin qui queste strutture sembrano aver avuto più un ruolo politico che di supporto omogeneo all’assistenza.

Si, in effetti è difficile capire perchè raccogliere nella stessa struttura fisica 5 o 10 medici di medicina generale per un bacino utenti di 6-12,000 pazienti. In una società congestionata dal traffico, obbligare 4,500-10,500 pazienti a spostarsi e a confluire nello stesso punto è diabolico (a meno ovviamente che non si rifaccia tutta la viabilità tenendo conto di quella struttura. Chi ci crede?)

Ma questo è solo un particolare.

La sostanza deve tenere conto di alcuni elementi, evidenti:

  1. la scarsità delle risorse. Qualunque soluzione in campo sanitario va bene se aumenta l’efficienza del sistema, cioè diminuisce il consumo (a volte lo spreco) di risorse aumentando (o non diminuendo) il servizio.
  2. le caratteristiche del servizio in questione. La medicina contemporanea si caratterizza per due livelli. Un livello ad alta tecnologia, sostanzialmente sganciato dalla persona (in un reparto di cardiochirurgia entrano le persone che hanno appena avuto un infarto per un bypass, indipendentemente dal loro rapporto con il medico che vi opera) e un livello a bassa tecnologia centrato sulla persona.

È sufficiente uno sguardo rapido al nostro sistema sanitario per capire che le Medicine di Gruppo o qualunque altra etichetta che sia stata inventata per aggregare i medici di famiglia dalle Alpi alla Sicilia, erano frutto di un pensiero confuso e ibrido. Cosa si voleva fare? Con quali risorse? Si lasciava forse scoperto qualche servizio? Il servizio che si lasciava scoperto avrebbe dovuto essere coperto da chi?

Fa piacere che si inizi a parlare apertamente del fallimento di questo progetto.

Questo fallimento cosa ci insegna a noi odontoiatri?

Questo, a mio parere: che l’odontoiatria più efficiente ed efficace è l’odontoiatria monoprofessionale non convenzionata.

La cosa va da sè.

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