Che c’azzecca l’ANDI con le autorizzazioni?

Il 26 Gennaio u.s. Presso l’Azienda Zero della Regione Veneto a Padova si è riunito il tavolo di lavoro “finalizzato all’armonizzazione dei requisiti generali di cui al DGR 2266/16, con la partecipazione dei rappresentati dei sindacati di odontoiatria più rappresntativi (AIO, ANDI e ANSOC) e dei funzionari regionali coordinati dalla dottoressa Troiani.

Le autorizzazioni all’esercizio sono un punto poco gradito agli odontoiatri in generale e gli stessi probabilmente sono contenti nel sapere che i loro rappresentanti sindacali sono stati convocati in Regione per discuterne.

Attese mal risposte per alcune ragioni:

  1. anzitutto il mancato coordinamento degli stessi sindacati, i quali si sono presentati senza alcuna discussione preventiva.
  2. A monte però ci sta l’atteggiamento dell’ANDI che non ha mai capito che cosa sono le autorizzazioni e come le stesse dovrebbero e potrebbero essere approcciate. Per quel sindacato l’unico obiettivo della loro partecipazione a quel tavolo regionale dovrebbe essere diminuire il carico burocratico per gli iscritti.

Ma come è possibile semplificare una qualsiasi procedura se non se ne comprende e non se condividono le finalità?

Che i dirigenti dell’ANDI non abbiano mai neppure sfiorato questi significati lo si evince dal loro comportamento concreto.

“L’autorizzazione all’esercizio e l’accreditamento istituzionale sono strumento di garanzia della qualità delle prestazioni sanitarie” recita il DGR 2266/16 a firma dell’assessore Coletto.

La qualità delle prestazioni sanitaria è un argomento importante per un paese civile, che dovrebbe stare a cuore a chiunque, cittadino, rappresentante politico o rappresentante sindacale che sia.

Al contrario l’ANDI sembra avere come obiettivo non di partecipare all’applicazione razionale della legge, attenta allo scopo sacrosanto della tutela della salute, ma solo di minimizzarne l’impatto sui dentisti.

Con il risultato che tutti i dentisti d’Italia si sono trovati con un carico burocratico non indifferente, che ha fatto lievitare i costi delle cure odontoiatriche aumentando la percentuale di popolazione che ne è esclusa senza migliorare di una sola virgola la qualità.

Con buona pace dei low cost e dei viaggi in Croazia.

Nella citata riunione del tavolo tecnico l’ANDI ha perseverato diabiolicamente in questa politica.

Solo alcuni esempi:

  • in nessun momento sono stati presi in considerazione indicatori reali di qualità. È evidente che un vero indicatore di qualità (ad esempio il numero di decessi nel corso di cure dentarie) semplifica molto la burocrazia e incide molto sulla salute. Facciamo un solo esempio: ma che senso ha andare a vedere se uno studio ha campionato la Legionella e ha preso adeguate misure preventive, se non risulta un solo caso al mondo di infezione da legionella in uno studio dentistico? (C’è un solo report, dubbio …)
  • l’unica preoccupazione dell’ANDI è una procedura per i propri iscritti, senza in alcun modo valutare la modalità con cui si ridiscute dei vari requisiti. Accettando così di fatto quel meccanismo perverso per cui un dentista una volta autorizzato può vedere messe in discussione le proprie condizioni di lavoro dall’istituzione pubblica in modo arbitrario.
  • I buchi della legge sulle autorizzazioni che al contrario lasciano passare pratiche illecite o illegali (leggi abusivismo) non sono stati minimamente presi in considerazione: a tutt’oggi perché un ambulatorio possa essere aperto è sufficiente che sia presente un medico … a prescindere dalle unità operative presenti e attive … Le Dichiarazioni di Conformità, che la legge prevede e che i dentisti non fanno alcuna fatica ad acquisire (vi sono già obbligati da altra normativa) e gli abusivi non possono in alcun modo avere (chi è il medico che ha firmato?) sono state semplicemente ignorate.
  • Ma la logica centrale della legge (integrazione privato-pubblico a tutela della qualità delle cure: Intesa CSR 05/10/2006 Patto per la Salute 2006-2008) sfugge del tutto ai rappresentanti ANDI. L’armonizzazione c’è solo dove c’è una compartecipazione della spesa, cioè dove lo stato restituisce (accreditamento) una parte delle risorse impiegate per l’autorizzazione. Ma dei requisiti per l’accreditamento all’ANDI non interessa nulla: lo delegano all’ANSOC. Oibò …

Altro da dire. Oh, si, ma il discorso è già lungo e alla fine la domanda è sempre e solo una: perchè iscriversi all’ANDI? Un sindacato che fa gli interessi delle strutture contro i dentisti …

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