Coronavirus e Privacy

Ci scontriamo con indicazioni contrastanti: da un lato qualcuno ci dice di chiedere ai nostri pazienti e dipendenti dati anamnestici che possano farci sospettare una infezione da Covid-19 e anche di prenderne la temperatura in studio, dall’altro il garante per la Privacy ci fa sapere che queste indagini sono vietate.

Mentre le prime sembrerebbero indicazioni di buon senso, per comprendere le seconde è necessario un piccolo sforzo.

In che senso le informazioni sullo stato di salute dei nostri dipendenti o pazienti possono violarne la privacy?

Dobbiamo risalire al contratto che giustifica il rapporto lavorativo e il rapporto di cura. Tutto ciò che esula non è, appunto, giustificato.

Da questo punto di vista è evidente che dove un dipendente o un paziente abbiano passato il fine settimana o la presenza di sintomi di infezione esulano dal contratto con il dipendente o con il paziente. Va da sè che se lo chiediamo non c’è nulla di male, ma il dipendente o il paziente possono non rispondere o rispondere in modo non veritiero.

Questo scenario apre due prospettive.

Da un lato la sicurezza del paziente o del dipendente. È evidente che se il paziente o il dipendente ci hanno taciuto particolari importanti per la loro sicurezza, la responsabilità è loro. Non è compito nostro trasformarci in detective per sapere cose che il paziente o il dipendente non ci vogliono dire. Questo perchè la conoscenza di patologie a carico dell’uno o dell’altro potrebbe innescare meccanismi, anche inconsci, di discriminazione.

Dall’altro c’è il problema della sicurezza degli operatori e degli altri pazienti. Questo aspetto si può curare trattando ogni paziente come se avesse la più contagiosa e pericolosa delle malattie. Nessuna disattenzione o incuria è scusabile perchè il paziente o il dipendente potrebbero essere malati anche senza saperlo.

Questo ci ha insegnato a suo tempo la scoperta dell’AIDS, e il nuovo atteggiamento degli odontoiatri nei confronti delle malattie infettive ha avuto come effetto diretto che nessun paziente ha mai contratto l’AIDS in alcun studio dentistico in Italia, non solo ma anche l’incidenza della trasmissione dell’epatite B è crollata.

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