I furbetti della pubblicità

Bona1Groupon denuncia la FNOMCeO all’anti-trust per gli interventi degli Ordini provinciali nei confronti dei dentisti che pubblicizzano il proprio studio su Groupon.

Codacons denuncia Groupalia all’anti-trust per via della pubblicizzazione di una mastoplastica additiva a 99 euro (Groupalia  qualche giorno dopo precisa che i 99 euro non erano il costo della prestazione ma “il costo di un buono sconto del valore di 2000 euro”, per la cronaca).

Questi sono solo alcuni episodi della fibrillazione che sta scuotendo il settore della pubblicità sanitaria. A proposito dei quali il direttore del ildentale.it, Norberto Maccagno, osserva che a questo punto, sarebbe meglio vietare la pubblicità sanitaria tout court.

Ora, Norberto Maccagno non è l’ultimo arrivato quindi la sintesi che propone merita di essere presa in considerazione.

In sostanza Maccagno argomenta così: la pubblicizzazione di prestazioni a tariffe impossibili è di fatto una frode commerciale (vedi appunto la polemica Codacons-Groupalia) ma glo Ordini professionali sembrano incapaci di intervenire in modo efficace, per cui viene da domandarsi se possiamo lasciare alla libera iniziativa dei cittadini e delle loro associazione la vigilanza su questa frode e l’eventuale segnalazione a chi (?) di dovere. È evidente che in qualche modo gli Ordini professionali hanno un punto di osservazione privilegiato sulla questione, quindi il loro ruolo potrebbe avere un particolare valore. Ma se i professionisti sono imprese e gli Ordini associazione di imprese, il controllo diventa difficile e in ogni caso sulla realtà degli Ordini e la loro reale efficacia nel controllo ci sarebbe molto da dire.

Quindi: prendiamo una decisione draconiana, vietiamo del tutto ogni pubblicità sanitaria in attesa di una regolamentazione più razionale.

La proposta non è del tutto peregrina, considerata anche dal punto di vista dei professionisti iscritti agli Ordini e soggetti alla disciplina, appunto, ordinistica. Se c’è chi può impunemente fare pubblicità inconcepibile per qualunque professionista e mettere perciò in atto una concorrenza sleale appunto agli iscritti, senza la minima azione di disturbo da parte dell’Ordine, forse forse, tutto sommato, l’idea di Maccagno ci potrebbe anche stare.

Certo che ci sarebbe qualche particolare da mettere a punto: ad esempio la targa, i biglietti da visita, internet, facebook e twitter eccetera.

Ma ci sarebbe almeno questo aspetto positivo: siamo tutti sullo stesso piano. Bene. Perchè al contrario la situazione attuale è che gli unici ad essere soggetti ad un codice sono coloro i quali sono tanto fessi da sottomettercisi spontaneamente. Gli altri uno stratagemma per fare quello che vogliono la trovano senza grossi problemi.

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