Tavolo tecnico per l’Odontoiatria

Il meglio dell’odontoiatria italiana raccolto attorno ad un tavolo: http://www.odontoiatria33.it/cont/pubblica/attualita/contenuti/6310/ministero-della-salute-nomina-gruppo-tecnico-ministero-della-salute-nomina-gruppo-tecnico-sullodontoiatria-10764imhp1sullodontoiatria.asp. I presidenti di ANDI, AIO, FNOMCeO (albo odntoiatri), CIC, eccetera eccetera.

Bene.

Solo qualche estemporanea osservazione.

Anzitutto: e gli odontotecnici? Cioè, onestamente faccio fatica a capire la ragione per cui il Ministero della Salute ritenga che il loro contributo alla discussione sull’odontoiatria italiana sia irrilevante. Tanto più che l’ANTLO ha appena diffuso una analisi estremamente articolata della situazione del dentale che andrebbe, se non condivisa, perlomeno discussa.

La seconda considerazione è che adesso non ci sono scuse. Cioè: se le persone raccolte attorno a quel tavolo non sono in grado di trovare e proporre soluzioni per la crisi del dentale, siamo davvero alla frutta. Da chi ci potremo aspettare qualche contributo? Hanno perciò, quelle persone, preso una bella responsabilità. Se falliranno non potranno scaricare la colpa su nessuno. Sapranno allora prendere le responsabilità del successo o del fallimento della loro iniziativa, oppure allargheranno le braccia sconsolati perchè più di così non si poteva fare?

Perciò, senza sapere cosa hanno i nostri rappresentanti sul tavolo nè, tantomeno, nei loro propositi, mi verrebbero alcune considerazioni:

La crisi dell’odontoiatria è la crisi del sistema occidentale e italiano in particolare e non può essere risolta a prescindere dalla crisi generale o con soluzioni che quella peggiorano. La crisi della classe media, della produzione, l’aumento progressivo della popolazione anziana, il disavanzo pubblico, incidono sulla crisi dell’odontoiatria italiana di più (ritengo) del turismo dentale e della delocalizzazione della produzione di protesi sommati alla diminuzione della patologia cariosa.

La crisi generale dovrebbe suggerire che non si può aiutare il settore odontoiatrico:

  • spostando il costo dell’odontoiatria dal privato al pubblico. Il Sistema Sanitario Nazionale è già al collasso e non solo non tollera ulteriori aggravi neppure di un euro, ma a breve dovrà subire drastici ridimensionamenti per non collassare del tutto.
  • incentivando le assicurazioni integrative. Introdurre nel mercato dentale le assicurazioni significa solo aumentare il numero di coloro che devono portare a casa la pagnotta a spese dei nostri pazienti.

È vero che c’è una consistente fetta di italiani sotto la soglia della povertà, ma aumentare le spese pubbliche aumentando il peso fiscale a carico della classe media significa solo aumentare la quota di persone povere. Forse si può tenere conto che gli italiani ricchi sono sempre più ricchi e far pagare a loro le spese per l’odontoiatria dei poveri. Epperò, forse, se si chiedono ai ricchi dei soldi per i poveri e dopo si chiede ai poveri se sono contenti che quei soldi vengano usati per l’odontoiatria pubblica, non è detto che questi rispondano di si. Forse questi hanno altre priorità, o forse preferirebbero avere quei soldi in tasca e decidere loro come spenderli. Forse. Ma siamo nel campo delle pure ipotesi. Perchè il mio sospetto è che i ricchi siano ogni giorno più ricchi anche perchè sanno bene come non pagare le tasse a cui la classe media non riesce a sfuggire.

Affrontare la crisi dell’odontoiatria italiana tenendo conto del contesto italiano significa fare uno sforzo eccezionale nella direzione della semplificazione burocratica e della diminuzione dei costi di gestione. Su questo non c’è dubbio. La burocrazia è il vero male dell’Italia e, in misura certamente diversa e diversificata, di tutto l’Occidente. Il tavolo tecnico deve ragionare sul fatto che se i dentisti potranno fornire un servizio migliore ad un costo minore, questo si tradurrà in una migliore salute orale della popolazione e di conseguenza in una migliore produttività della stessa.

A quel tavolo tecnico suggerirei di ragionare sul fatto che la semplificazione burocratica poggia sul passaggio da un ragionamento centrato sulla procedura ad uno basato sulla responsabilità. Il problema non è se in una azienda ci sono gli addetti anti-incendio, se hanno fatto i corsi appositi, se ci sono gli estintori, in che numero e dove. Il problema invece è: se scoppia un incendio, chi paga i danni materiali e umani?

Scusate ma la cosa è di una semplicità lapalissiana: mandiamo al macero tutte le carte e manteniamo questa sola certezza: chi è responsabile! Basta con autorizzazioni, corsi sulla sicurezza, registri che nessuno consulta, consulenti ed esperti qualificati di ogni sorta per prevenire rischi mai quantificati, premi INAIL senza sostanza, enti bilaterali in crisi di identità. Azzeriamo tutto e lasciamo in piedi ciò che conta: sapere chi paga quando si trovano i cocci rotti.

 

 

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4 pensieri su “Tavolo tecnico per l’Odontoiatria

  1. beh, che dire, analisi ancora una volta perfetta! Davanti a questo “tavolo” siederanno soggetti che da anni, anzi da lustri, decidono o dicono di decidere le sorti della nostra professione (vedi il Presidente Cao nazionale). Delle due l’una: o non hanno fatto nulla o nulla potevano fare. Cosa potranno quindi fare oggi? La riduzione delle incombenze (verso la quale c’è stato da parte di Associazioni, Federazione e Cao un colpevole silenzio) non solo porterebbe ad una riduzione dei costi ma anche a far sì che, pur lavorando meno, si stia tutti meglio. Posso anche accettare l’idea che da oggi debba lavorare meno ma non quella di dover dedicare il mio tempo “libero” ad una serie di incombenze strampalate che poi nessuno userà perchè sono INUTILI e sproporzionate all’obiettivo (sic) che si pongono. Cosa se ne farà mai la regione Lazio del certificato antimafia dei colleghi e dell’elenco del loro mobilio in studio? Servo forse alla sicurezza dei pazienti? O forse a quel tavolo decideranno di mettere in soffitta il redditometro che vuole che si guadagni quanto ormai non si guadagna più da tempo? Scordiamocelo. Ma un bel tavolo non si nega a nessuno. Ma intanto il tempo passa e loro sono sempre lì, a farci credere che senza il loro impegno le cose andrebbero peggio. Perchè non proviamo a vedere se è vero?

  2. sono d’accordo, la semplificazione burocratica da sola ridurrebbe i costi di gestione ed eliminerebbe la necessità di tanti “esperti parassiti”.
    Un paziente mi raccontava venerdì scorso delle sue differenti esperienze avute nei mesi scorsi nell’aprire un negozio in Austria ed uno uguale a Milano.
    In Austria ha avuto un unico referente per tutte le pratiche burocratiche, risoltesi peraltro in pochi giorni e con una spesa modica; a Milano invece ha dovuto peregrinare di ufficio in ufficio presentando svariati documenti e sempre a persone differenti, con una lunga attesa per ottenere i permessi e con una spesa finale molto elevata.

  3. Alcune puntualizzazioni, al tavolo tecnico promosso dal ministero della sanità possono stare i rappresentanti le professioni sanitarie e quindi non gli odontotecnici. Per quanto riguarda aio è da sempre contro le autorizzazioni e di conseguenza per lo sgravio delle procedure burocratiche e degli obblighi più o meno assurdi. Un esempio per ANDI i collaboratori con partita IVA ( odontoiatri e igienista) devono fare corso di formazione sulla sicurezza come fossero dei dipendenti….e si sono procurati interpretazione ministeriale a suffragare questo! Per vendere corsi….. Mentre Aio ritiene un sbagliata e assurda questa interpretazione della norma perché i pericoli sono conosciuti perché parte del piano di studi del corso di laurea, perché eseguono prestazioni intellettuali, perché magari lavorano in più studi…e quindi chi paga il corso?
    AIO e’ per togliere obblighi ai piccoli studi mono professionali e per massimo rigore per società, ecc.
    AIO ritiene che il SSN si debba occupare delle fasce deboli della popolazione, non i lowcost…
    Aio da sempre chiede più incisività nel combattere prestanomismo e abusivismo….
    AIO…..non è molto amata…ne da CAO ne da ANDI chissà perché!

    • Caro Pierluigi
      credo che la cosa interessante non sia la ragione per la quale al tavolo del ministero fossero presenti solo rappresentanti delle professioni, ma la ragione per la quale non si riesce a raccogliere attorno ad un tavolo tutte le voci più rappresentative. Oltretutto nel post sopra trovi il link a questo intervento dell’ANTLO http://www.dental-tribune.com/articles/news/italy/16424_odontoiatria_coraggio_il_meglio_e_gia_passato.html che secondo merita di essere preso in considerazione. In ogni caso credo che se vogliamo avere un quadro globale dell’odontoiatria dobbiamo coinvolgere odontoiatri, odontotecnici, industria e istituzioni. Tutto qua.

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