L’autorizzazione cambia ancora

Ebbene. con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Dl 90/2014 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari)  il 25 Giugno u.s., l’autorizzazione delle strutture sanitarie fa un passo avanti.

Sappiamo tutti che l’ANDI aveva appoggiato la necessità di autorizzazione per i dentisti nella prospettiva di limitare l’accesso alla professione: se non riusciamo a diminuire il numero di laureati in odontoiatria in Italia o ad impedire l’accesso dei laureati all’estero, allora possiamo bloccare l’esercizio in Italia. Hanno pensato.

Di per sè non è un ragionamento peregrino, la legge perciò prevedeva che l’autorizzazione fosse subordinata anche da una valutazione del fabbisogno.

Possiamo discutere se sia un ragionamento progressista o reazionario, conservatore o liberista, ma è un ragionamento.

A fronte del supposto vantaggio di controllare l’esercizio sul territorio italiano, i dirigenti sindacali, offrirono come contropartita i costi per l’autorizzazione degli studi dentistico dei libero professionisti. Un pizzo del valore di qualche miliardo di euro.

Hanno anche venduto la nostra dignità di libero-professionisti, dimenticando che siamo, appunto, liberi e che paghiamo già a caro prezzo questa libertà (niente ferie pagate, niente liquidazione, niente pensione, niente stipendio garantito, niente indennità di disoccupazione, etc etc).

Ma il DL 90 pone fine all’illusione dei vantaggi e ci lascia solo gli svantaggi: d’ora in poi la Regione o l’ASL o il comune non potranno più rifiutare l’autorizzazione alle strutture non  funzionali ai fabbisogni sanitari del territorio.

Era anche comprensibile che la difesa corporativa dell’ANDI non avesse prospettive, e ci si domanda chi sia stato così miope da averci creduto e averci trascinato la professione.

In ogni caso i giochi sono chiusi: l’autorizzazione sanitaria non serve per impedire l’accesso alle schiere di barbari che premono ai confini (illusione patetica e infondata), non serve a migliorare la qualità o tutelare la salute dei cittadini (pretesto credibile quanto la verginità delle ballerine di lap dance), ma solo per mettere i bastoni tra le ruote dei libero professionisti.

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