La Caporetto delle Autorizzazioni

Il Ministro Francesco de Lorenzo

Il Ministro Francesco de Lorenzo

TAR del Lazio, sentenza 7784 del 21 luglio: in risposta al ricorso di una società il TAR chiarisce che l’art.193 del TULSS va integrato con la normativa nazionale (502 e 517) e regionale per cui sono soggetti ad autorizzazione solo quegli ambulatori odontoiatrici che svolgono attività invasiva e a rischio per la sicurezza del paziente. Tale rischio va documentato dall’ASL (o invece da comune e/o regione?) e non presunto.

Dovremmo esultare?

Non proprio: aver fame non è bene, ma anche l’indigestione fa male. Il bene è un giusto mezzo nel quale si prendono in considerazione gli interessi di tutte la parti in gioco. Ma in questo pasticciaccio le cose sono andate alla rovescia di come avrebbero dovuto andare in un paese civile.

Ricapitoliamo:

  • prima del 1992 vigeva l’art.193 del TULSS: gli ambulatori medici (strutture la cui organizzazione prescinde dai singoli medici che vi lavorano) devono essere autorizzati dal prefetto/sindaco, i gabinetti medici no;
  • Il ministro de Lorenzo con la 502/92 su quella base normativa (TULS) inquadra l’autorizzazione in un processo di accreditamento e convenzione che avrebbe dovuto mettere le strutture pubbliche e le private sullo stesso piano concorrenziale;
  • Il ministro Bindi con la 517 del 1998 estende l’autorizzazione a tutte le strutture che
    Il ministro Rosy BIndi

    Il ministro Rosy BIndi

    effettuano attività invasiva. Pressata dalle organizzazioni odontoiatriche la Bindi emanò una circolare esplicativa nella quale chiariva che gli studi dentistici in quanto strutture “professionali” non erano soggetti ad autorizzazione, la quale avrebbe rappresentato un “duplicato dell’abilitazione professionale”. Un funzionario statale con un minimo di buon senso avrebbe ragionato che se una legge abbisogna di una circolare esplicativa, gli è perchè non è chiara, quindi va cambiata. Ma da quel poco che è, quella ministra si accontentò della nota esplicativa, e anche le associazioni odontoiatriche (Ordine compreso).

  • Perchè i dentisti si accontentarono di una circolare e non chiesero che venisse riscritta la fumosa legge? Difficile dirlo, facciamo due ipotesi:
    • al tempo i nostri dirigenti erano tutti incompetenti ed ingenui. Ipotesi un po’ ingenerosa a dire il vero;
    • ipotesi due: la nostra dirigenza era animata da un retropensiero, cioè mentre non poteva esplicitamente dirsi a favore delle autorizzazioni che sarebbero state un bagno di sangue per i professionisti, dall’altro si domandava come incidere sulla pletora odontoiatrica e impedire l’esercizio dell’odontoiatria a coloro che il numero chiuso dell’università non aveva fermato.
  • Comunque sia negli anni successivi le regioni in modo quasi uniforme legiferarono tutte nel senso che gli studi medici erano soggetti ad autorizzazione “se” effettuavano prestazioni invasive (a meno che non fossero Medici di Base ai quali erano concesse prestazioni invasive anche senza autorizzazione) mentre gli odontoiatri erano soggetti ad autorizzazione a prescindere, per il solo fatto di essere dentisti. In sostanza il ragionamento fu: i DL 502 e 517 hanno implicitamente modificato l’articolo 193 del TULS, per cui sono soggetti ad autorizzazione anche i gabinetti medici se sono attrezzati per eseguire attività invasive!
  • come riferimmo a suo tempo (leggi qui) la Corte di Cassazione sentenziò che la presunzione di invasività non stava in piedi ma doveva essere dimostrata;
  • da quel momento è stato un crollo dopo l’altro e di fatto al momento della necessità di autorizzazione regionale restano solo ruderi. Ma con la sentenza di cui stiamo discutendo il TAR del Lazio è andato oltre, sostenendo che i DL 502 e 517 hanno implicitamente modificato l’articolo 193 del TULS, per cui non sono soggetti ad autorizzazione neppure gli ambulatori medici se non sono attrezzati per eseguire attività invasive!

Dobbiamo esultare per questa novità? Non credo proprio: come nella situazione precedente si negava il valore “abilitante” della laurea (e del connesso esame di stato) così oggi se ne afferma l’inutilità: chiunque può aprire uno studio dentistico, purchè non effettui attività invasive (ma se l’endodonzia e l’implantologia non sono invasive, ne deriva che chiunque può aprire uno studio dentistico senza alcuna autorizzazione).

Quali sono i punti vergognosi di questa vicenda? A mio parere sono due:

  • anzitutto la mancanza di certezza giuridica, l’andazzo per il quale le leggi si possono modificare “implicitamente” con la conseguenza che il tale giudice le considera implicitamente modificate in un senso, un altro nel senso diametralmente opposto. I Latini dicevano che in ambito giuridico si deve Stare Decisis, cioè attenersi a ciò che si è emanato, concordato. Finchè la formulazione dell’art.193 del TULS è quella che è, a quella ci si deve attenere alla lettera, cassando qualunque interpretazione soggettiva e “implicita”. Il buon De Lorenzo ingiustamente vituperato (perlomeno per quel che riguarda il suo lavoro giuridico per la riforma del Sistema Sanitario Nazionale) diceva che finchè non ci sono leggi nuove, si rispettano le vecchie. E per leggi intendeva le leggi pubblicate, scritte, le quali sono leggi e dicono quel che dicono. Punto.
  • poi, purtroppo, la prassi del retropensiero, quel modo di credersi grandi politici perchè si perseguono obiettivi leciti lavorando dietro le quinte e cercando di ottenere risultati che non si rivendicano e per strade che non vi dovrebbero portare. Coloro i quali hanno diretto le associazioni dentali a livello italiano, sul problema autorizzativo in questi ultimi venti anni
    • ci hanno detto che l’autorizzazione non piaceva neppure a loro, ma ormai era legge e si doveva applicarla, al massimo si poteva renderla meno pesante;
    • ma pensavano che avrebbe potuto tornare utile, nella migliore delle ipotesi per ridurre la pletora, nella peggiore per spartirsi loro i fondi delle convenzioni.

Adesso però che i buoi sono scappati e che la nostra laurea servirà solo per metterla sulle polizze assicurative, suppongo che molti esulteranno per questa sconfitta dipingendola come una vittoria. Va bene: congratulazioni!

 

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