Legionellosi?

Sul numero 6 di Dental Cadmos (Giugno 2013) è stato pubblicato un articolo dal titolo Pic_3“Aspetti clinici e medico-legali del primo caso di legionellosi contratta in uno studio odontoiatrico” a firma M.S.Rini. G.D’Urso e M.Gatti.

Il fatto è noto: il dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie e Immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità avrebbe dimostrato un rapporto di nesso causale tra un visita odontoiatrica e il decesso di una paziente di 80 anni.

Il rapporto sarebbe provato dal fatto che nei condotti idrici dello studio sarebbe stata dimostrata la presenza di Legionella dello stesso ceppo di quella che ha ucciso la paziente.

A parte il fatto che ciò non esclude il fatto che la Legionella sia passata dal paziente al riunito e non viceversa, alcuni quesiti restano non affrontati:

perchè solo lo 0.5% dei pazienti con Legionella riportano cure odontoiatriche in anamnesi? (poichè almeno il 50% dei pazienti va dal dentista almeno una volta l’anno, considerato che l’incubazione è di 10-15 giorni, la percentuale dei pazienti che riportano cure odontoiatriche all’anamnesi dovrebbe essere almeno dell’1-1,5%. Se la percentuale è addirittura del 50-70% inferiore sorge il dubbio o che i pazienti con legionellosi rappresentino un campione che si reca di meno dal dentista rispetto alla popolazione generale, oppure che le visite odontoiatriche sono protettive nei confronti della legionenellosi. Entrambe le ipotesi zoppicano, il che fa sospettare una scarsa attendibilità dei numeri dichiarati)

in ogni caso, il decesso della paziente ottuagenaria conferma la maggiore pericolosità dell’infezione da Legionella nei pazienti debilitati o immunocompromessi, il che evidenzia la necessità non di adeguare tutti gli studi odontoiatrici alle necessità dei pazienti immunocompromessi, ma di prevedere percorsi differenziati per i pazienti con necessità particolari

ai fini poi della sicurezza sul lavoro (legge 81/2008) e della sicurezza del paziente (DL 502/1992 e Codice Deontologico) è fondamentale definire il rischio reale per il personale dipendente e per i pazienti. Un caso documentato (UNO) non può essere considerato un rischio reale! Ai fini medico legali il rischio è il fattore di probabilità per gravità e anche ammesso che il contagio con legionellosi sia gravissimo, una probabilità di un-caso-uno non costituisce alcuna probabilità e non consente di valutare in alcun modo l’efficacia di qualsivoglia intervento preventivo

nella lontana ipotesi che si possa dimostrare che un nostro paziente ha contratto la legionellosi nel nostro studio (e fossimo perciò al secondo caso al mondo) il precedente non dimostrerebbe che noi abbiamo agito in modo imprudente non adottando tutte le misure necessarie per “sterilizzare” completamente il nostro studio trasformandolo in una succursale di un laboratorio microbiologico di IV tipo, ma al contrario dimostrerebbe appunto che abbiamo fatto bene a non prendere alcuna misura trattandosi al momento solo del secondo caso al mondo!

ma se proprio qualche solerte funzionario ci chiedesse perchè non abbiamo preso alcun provvedimento, gli diremo che:

  1. non esiste alcuna dimostrazione che un qualunque trattamento o intervento diminuisca il rischio di contrarre la legionella nei nostri studi
  2. non esiste alcun studio che dimostri un rapporto tra la diminuzione di contaminazione da legionella nei nostri condotti idrici e la diminuzione del rischio di contrarre l’infezione da legionella

In definitiva dispiace solo una cosa: che una rivista autorevole come Dental Cadmos pubblichi articoli tanto inconsistenti.

O forse c’è qualcuno che spera che anche noi investiamo 614.000 euro per la prevenzione delle infezioni da legionella?

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5 pensieri su “Legionellosi?

  1. Mi permetto di non esssere in accordo con il punto 1 . non esiste alcun dimostrazione che un qualunque trattamento o intervento diminuisca il rischio di contrarre legionella nei vostri studi.
    Il trattamento esiste e consiste nella sanificazione dei tubi interni del riunito odontoiatrico (,effetuata da Gemax Medicali ),e dalla contestuale installazione del filtrokoala(che sterilizza l’acqua erogata dal riunito) alla base del riunito odontoiatrico. La invito a consultare il sito http://www.filtrokoala.it dove troverà le prove microbiologiche rilasciate da un laboratorio analisi successiva alla bonifica da legionella effettuata con il nostro intervento.
    Distinti Saluti

  2. cara Maura
    il suo intervento è la perfetta dimostrazione della cattiva fede dei rivenditori: infatti il problema non è se ci sia un qualsivoglia trattamento che diminuisca la contaminazione di un qualunque angolo del nostro studio (sarebbe bastato leggere bene il punto 1 da lei citato).
    Il problema è se ci sia una correlazione tra un qualunque trattamento e il rischio di contrarre una qualunque infezione. Il che significa avere i seguenti numeri:
    1 il numero di infezioni contratte prima del trattamento in un certo arco temporale
    2 il numero di infezioni contratte dopo quel trattamento nello stesso arco temporale
    Con la legionella è evidente che la dimostrazione non può essere data, per definizione, in quanto a tutt’oggi è stato dimostrato un solo caso di infezione (forse) contratta in un nostro studio. Perciò, per definizione, non è possibile che chicchessia al mondo disponga dei numeri di cui sopra (infezioni di legionella prima e dopo il trattamento).
    Epperò a noi viene una ulteriore considerazione: che serietà possono avere dei rivenditori che vorrebbero convincerti dell’utilità di una procedura e del fondamento scientifico di quella procedura la quale non può avere alcun fondamento a priori? Purtroppo voler vendere ad ogni costo rischia di non far vendere neppure quello che si venderebbe con un minimo di serietà in più.
    Cordialità e buon business.

    • Dice la prof.ssa Maria Luisa Ricci dal sito dell’ISS – è necessario ridurre al minimo il rischio di acquisizione della malattia, al fine di prevenire l’esposizione dei pazienti e di tutto lo staff che si occupa di pratiche dentali all’infezione. Pertanto sono indispensabili controlli frequenti e di diverso tipo quali ad esempio: utilizzare sistemi di ricircolazione dell’acqua e sistemi antistagnazione; servirsi di acqua sterile anziché di acqua normalmente erogata; applicare trattamenti disinfettanti costantemente, oppure in modo periodico; flussare quotidianamente i rubinetti e gli strumenti che erogano acqua e sempre prima di ogni trattamento; applicare a monte degli strumenti ( ad es. trapano), dei filtri ; è importantissimo inoltre monitorare almeno annualmente i livelli di contaminazione di Legionella nell’acqua della poltrona odontoiatrica “.

      Ma gli odontoiatri adottano le misure necessarie?

      “Certamente gli odontoiatri italiani sono attenti alla prevenzione delle infezioni crociate – spiega Maurizio Quaranta Vicepresidente ADDE, l’associazione europea dei depositi dentari – e lo dimostrano gli investimenti in sistemi di disinfezione”. “Come ho sottolineato ai politici presenti sabato scorso al Forum UNIDI il parco riuniti degli studi dentistici italiani è vetusto, il 90% risale a prima della direttiva sui dispositivi elettromedicali, fortunatamente riuniti di qualità ancora molto efficienti anche se non sempre dotati dei moderni sistemi di prevenzione delle malattie trasmissibili. Indubbiamente il sistema fiscale italiano non aiuta, anzi li penalizza, i professionisti ad investire in sistemi di disinfezione”.

      Nell’anticipare che a breve il ministero della Salute pubblicherà delle linee guida ad hoc sulla prevenzione ed il controllo della legionella.

  3. L’insistenza in cattiva fede nel volerci vendere attrezzature non fa altro che alimentare la nostra diffidenza!
    Nessuno può dirci quante infezioni si contraggono nei nostri studi fuorchè … noi stessi! Solo noi odontoiatri abbiamo le competenze, le informazioni, la formazione e, soprattutto, l’etica necessarie per valutare l’utilità di una qualunque prevenzione.
    Anche nei confronti di quale che sia linea guida di quale che sia autorità.
    E se qualcuno si proverà ad imporci qualunque insulsa norma per fare cassa, ci troverà compatti con un bel: “vaffà!”

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