Linee Guida per l’Odontoiatria

govuk-crest-795cd6afb205d81a4267e100e11debe1Il Ministero della Salute inglese ha pubblicato le raccomandazioni per la prevenzione delle malattie della bocca https://www.gov.uk/government/publications/delivering-better-oral-health-an-evidence-based-toolkit-for-prevention?WT.mc_id=TWT_The_BDJ.

Qui il testo completo, qui il riassunto.

Il Ministero della Salute Italiano ha già pubblicato le linee guida per l’odontoiatria http://www.salute.gov.it/portale/temi/p2_6.jsp?lingua=italiano&id=732&area=Sorriso%20salute&menu=vuoto il relativo documento si può scaricare qui.

Chi ha voglia non sprecherà il proprio tempo confrontando le due pubblicazioni.

Onestamente leggendo il documento italiano non è ben chiaro cosa sia passato per la mente al Ministro Lorenzin mentre lo firmava. Tanto per fare qualche osservazione:

Nelle linee guida italiane leggiamo che per la salute del bambino è necessaria la stretta collaborazione tra pediatra, odontoiatra, ortodontista e igienista. Questo significa:

  1. che l’odontoiatra in quanto odontoiatra non è adeguato a prendersi cura della salute del bambino. Se qualcosa dovesse andare storto, per qualunque ragione perchè il mondo è bello perchè vario, se non dovesse aver coinvolto un pediatra, un ortodontista e un igienista, potrà essere incolpato come minimo di negligenza e imprudenza. Carta canta, questo è ciò che è stato scritto e il processo alle intenzione non porta da nessuna parte. Il problema non è se una collaborazione sarebbe utile, proficua, simpatica, istruttiva o quel che volete. Il problema è come i giudici useranno le Raccomandazioni del Ministero in caso di contenzioso.
  2. che gli odontoiatri che non avessero l’abitudine di “ruffianarsi” i pediatri (pratica sicuramente lecita e condivisibile) saranno sicuramente emarginati e svantaggiati.
  3. che vengono introdotte due figure “discutibili”. Anzitutto l’ortodontista il quale termine al momento identifica figure diverse: l’odontoiatra specialista in ortodonzia, che a sua volta può essere o meno esclusivista, l’odontoiatra perfezionato ma non specialista, a sua volta esclusivista, non esclusivista, collaboratore e via elencando. Senza menzionare gli odontotecnici nominati ortodontisti ad honorem.
  4. la seconda figura discutibile è l’igienista, la quale al momento non è una figura professionale ma solo un titolo di studio, senza abilitazione all’esercizio e senza albo professionale, di cui non è detto se abbia uno studio proprio, se lavori come consulente o come dipendente dell’odontoiatra che ha in cura il bimbo.
  5. l’equipe pedodontica tuttavia così come è stata descritta, nella migliore delle ipotesi è arbitraria. Per quale ragione dovrebbe essere fondamentale, ad esempio, l’igienista in un bambino di 3-4 anni? Che mansione dovrebbe svolgere una igienista che sia invece, quella mansione dico, preclusa ad un odontoiatra? Eppoi, perchè non la dietista, la logopedista, l’oculista, la fisiatra? Tutte figure centrali in una valutazione complessiva della salute orale del bimbo in crescita. E chissà quante altre.

Ma andiamo oltre. Dunque, la prima visita deve essere effettuata a 3-4 anni. Va bene, siamo d’accordo. Siamo un po’ perplessi invece su cosa significhi che “sarebbe bene rendere confortevole e a misura di bambino la sala d’attesa”! Forse la prof.Pontecorvo ha esaminato anche le caratteristiche delle sale d’attesa dei dentisti? Ci sono studi randomizzati e in doppio cieco che dimostrino una differenza significativa della salute orale dei bambini trattati in studi con la sala d’attesa gialla o arancio? Ma se questi studi non ci sono, che cosa significano le raccomandazioni cliniche pubblicate dalla più autorevole istituzione sanitaria in Italia? Forse un appello al buon senso a a qualche ricerca di terz’ordine senza alcuna possibile falsificazione scientifica?

Quindi, andiamo avanti anche se un po’ sconsolati: nella prima visita (ricordiamolo: a 3-4 anni) deve essere valutato (da chi? dall’odontoiatra, dall’ortodontista, dal pediatra o dall’igienista? e se qualcosa sfugge la responsabilità è in solido, condivisa o suddivisa?) lo stato di salute della bocca, dei denti, dei tessuti molli, dell’ATM (!) e le eventuali abitudini viziate. Dopodichè si deve ottenere il consenso scritto dei genitori per il piano di trattamento necessario (non eventuale: necessario!), le eventuali alternative terapeutiche, i rischi per la non attuazione del medesimo e le possibili complicanze immediate e a distanza. Tutto questo a 3-4 anni! Non è scritto ma è evidente che il bimbo a quell’età dovrà quindi essere sottoposto di routine a OPT, TAC, cefalo antero-posteriore e latero-laterale, RMN, … al fine di ottenere la firma su un documento scritto di tale impegno!

Di tutto questo nelle linee di guida inglesi non c’è traccia.

Troviamo però:

  • i gradi di evidenza di ogni singola affermazione. Ad esempio l’affermazione “Spazzolare almeno due volte al giorno con un dentifricio fluorato” gode di un grado di evidenza I (forte evidenza derivata da almeno una revisione sistematica di studi di controllo multipli randominzzati ben-strutturati) mentre l’affermazione “spazzolare la sera come ultima attività e almeno in un’altra occasione” ha una evidenza III (evidenza derivata da studi ben strutturati senza randomizzazione, singoli gruppi pre-post, coorti, serie temporali di studi clinici controllati e confrontati). Così l’affermazione “non fumare” ha una evidenza III mentre l’affermazione “Ridurre il consumo di alcol a livelli moderati (raccomandati)” ha evidenza I.
  • troviamo anche l’elenco dei dentifrici in commercio raccolti in base alla concentrazione di fluoro e, laddove si consiglia l’applicazione delle vernici fluorate per diminuire il rischio di carie, l’elenco di tali vernici con i nomi commerciali e i possibili effetti collaterali (en passant: la sigillatura dei solchi dei denti definitivi e/o decidui non viene neppure presa in considerazione)

Ci sarebbero ancora molte cosa da confrontare tra i due documenti, ma “intelligenti pauca”.

PS nota di colore: riguardo alla concentrazione di alcol in alcune vernici, il documento inglese si preoccupa di avvertirci che il West Midlands Shari’ah Council (organismo islamico che valuta l’accettabilità di determinati comportamenti dal punto di vista del corano) ritiene che per la quantità di alcol contenuta e per la modalità di utilizzo, esse vernici possono essere usate anche su pazienti musulmani.

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