A Denti Stretti

indexAbbiamo già accennato al fatto che il periodico dei consumatori Altro Consumo Soldi e Diritti sul numero di Maggio 2014 abbia riportato alcuni (strampalati) consigli su come riconoscere un buon dentista qui.

Riprendiamo i quattro suggerimenti in modo analitico, da pagina 19:

1 il giornale ritiene che il dentista durante la prima visita compili una cartella, una anamnesi, usi guanti e mascherina e a volte faccia una radiografia. Non è chiaro cosa tutto questo c’entri con la qualità. Supponiamo che un buon professionista, che ha studiato duramente per diversi anni, la prima volta che vede un paziente sappia cosa deve fare. Supponiamo altresì che un qualsiasi mentecatto al contrario tenga sotto mano una check list (anamnesi, cardiopatie, allergie, etc.) e la segua pedissequamente. Dov’è la qualità? Poi i consumatori si accorgono che 6 dentisti su 10 fanno pagare la prima visita. Ma non chiariscono che il dentista migliore è quello che fa pagare la prima visita, non l’altro. Perchè? Perchè il primo fa pagare a ciascuno le prestazioni che gli competono, il secondo scarica i costi delle prime visite sugli altri. Da un punto di vista di trasparenza contabile non ci sono dubbi. Supponiamo.

2 il secondo punto è altrettanto fumoso. Sarebbe stato meglio infatti scrivere: il bravo dentista fa il preventivo scritto e comunica di volta in volta eventuali scostamenti. Poi non è chiaro che cosa aggiunga alla qualità il fatto di firmare il consenso informato quando ormai tutto il mondo è d’accordo sul fatto che il punto non è se il consenso è firmato, ma se è valido, cioè se il paziente ha compreso diagnosi, prognosi e alternative terapeutiche.

3 va bene. Buona norma non è pagare tutto subito ma ad avanzamento lavori. Come la mettiamo allora con le cure all’estero? Perchè i consumatori non riflettono sul fatto che il controllo di qualità su una patologia diagnosticata e curata in pochi giorni, senza possibilità di controllo a distanza di tempo, non è uguale a ciò che avviene negli studi sul territorio? Noi dentisti del territorio di norma lavoriamo così: facciamo la visita, a volte chiediamo ulteriori esami, consegnamo il preventivo, dopo una o due settimane iniziamo la terapia, la concludiamo quando riteniamo che sia opportuno concluderla, rivediamo il paziente a distanza di settimane o mesi per controllare l’esito. Possiamo paragonare questo comportamento con la prassi dell’odontoiatria all’estero? Come mai il giornale dei consumatori a questa differenza non fa cenno?

4 con l’ultimo punto Altro Consumo dice che il buon dentista rifà gratis le prestazioni che presentano problemi tecnici. Cos’è un problema tecnico in un contesto sanitario? Cioè, fatemi capire: se un paziente ha una cattiva prognosi, il medico/dentista dovrebbe rifiutarsi di curarlo? Nell’articolo poi si parla esplicitamente di fratture e schegge come se fosse facile dire che ogni volta che un ponte si frattura la colpa è del dentista. Questo atteggiamento favorisce appunto lo scaricabarile per cui i dentisti, per non complicarsi la vita sceglieranno sempre la strada più facile: estrazione – impianto. Con questa divulgazione scientifica rivolta alla popolazione generale, si favorirà lo sviluppo di due odontoiatrie: quella per i ricchi (prevenzione-conservativa-benessere-estetica) e quella per i poveri (estrattiva-implantologia). Infatti in chiusura l’articolista invita a verificare che il dentista abbia una polizza assicurativa, la quale fa appunto parte di quei particolari che fanno la differenza tra un dentista “personale” (che conosce i suoi pazienti, li segue negli anni, risponde in proprio) e il dentista low-cost (lavora in catena, smaltisce il lavoro, scarica gli insuccessi all’assicurazione).

Insomma: se un cittadino si abbona ad Altro Consumo per essere aiutato a spendere bene i suoi soldi dal dentista, ha speso male i soldi dell’abbonamento ad Altro Consumo!

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