Firmato il nuovo CCNL degli studi professionali

Cervi_PepponeIl 17 Aprile presso la sede di Confprofessioni a Roma è stato firmato il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (clicca qui per il testo completo) per i professionisti che riguarda anche i dipendenti degli studi dentistici oltre ad avvocati, architetti, commercialisti, ingegneri, notai, etc.

L’unica novità rilevante è l’aumento di 85 euro per il terzo livello nel trienni 2015-2018, che corrisponde a 1190 euro all’anno.

Qualche giorno dopo il referendum greco, nei giorni dell’ISIS, del tramonto/crollo della previdenza e del sistema sanitario, stupisce leggere un contratto di lavoro con un linguaggio e concetti perfettamente integrati al 1948! Tutto il testo risente di uno stile che fa pensare al compagno Peppone e a relazioni sindacali di opposizione tra lavoratori e datori di lavoro, caratterizzate dall’ipertrofia burocratica e dalla sfiducia reciproca.

Però il presidente di Confprofessioni, il dott.Gaetano Stella, ci assicura che si tratta di un CCNL rivoluzionario, infatti:

  • vengono previsti incentivi per l’assunzione dei lavoratori con più di 50 anni e disoccupati di lunga data. Oibò!
  • Verranno attivati strumenti di sostegno per i dipendenti di studi che attraversano periodi di crisi. Verranno: voce del verbo venire, tempo: futuro. Se quando arriveranno questi strumenti di sostegno la crisi non sarà ancora passata, vorrà dire che stiamo proprio messi male!
  • Se i datori di lavoro dovessero concedere permessi studio, potranno ricevere un rimborso del 50%. Finalmente: le spese per questa voce nel nostro bilancio sono ormai insopportabili!
  • I datori di lavoro potranno godere di forme di assistenza integrativa gestite dall’ente bilaterale. Anche qui il verbo è al futuro ma onestamente sembra un po’ balzano un CCNL che regolamenta l’assunzione dei dipendenti e si preoccupa dell’assistenza dei datori di lavoro.

Nell’insieme la lettura del nuovo CCNL è molto sconfortante, come se i sottoscrittori non si fossero accorti che ormai da 15 anni siamo nel terzo millennio, che i nostri competitor sono la Cina, l’India, il Brasile, che il turismo dentale non è una frase folkloristica.

Alcune osservazioni:

Apprendistato: non è chiaro se i firmatari fossero coscienti che questo CCNL riguarda gli studi dei professionisti. I professionisti sono persone con adeguato titolo di studio che li pone al vertice culturale del proprio settore. Chi dovrebbe avere maggiori competenze per formare i nostri dipendenti? Ma la cosa più grave è la confusione/contraddizione tra il dettato del CCNL che all’art. 29/A afferma che “Qualora, al sensi del d.lgs. 167/2011, sussista l’obbligo di effettuare la formazione trasversale di base perché offerta delle Regioni ai datori di lavoro”, facendo riferimento da un lato appunto al D.Lvo 167/2011, dall’altro alla conferenza Stato Regioni del 20/02/2014, dove non si trova alcun riferimento all’obbligatorietà. Anzi la Conferenza Stato Regioni stabilisce esplicitamente che il datore di lavoro che voglia effettuare personalmente la formazione di base per l’apprendista, deve disporre dello spazio per farlo.

Dunque, un CCNL che riguarda gli studi professionali, cioè studi che producono grazie all’ingegno e all’applicazione di uno o più professionisti. Ma allora, come è possibile specificare che in caso di sospensione del lavoro per cause dipendenti dal datore di lavoro (mettiamo: malattia? Infortunio?) lo stipendio ai dipendenti è dovuto comunque? (art.112) Non sarebbe stato meglio mettere nero su bianco che il professionista è quel lavoratore che guadagna quando lavora e i suoi dipendenti non producono reddito autonomamente, perciò l’impossibilità di lavorare per il professionista comporta conseguenze anche per lo stipendio dei lavoratori (chessò, si potrebbe pensare a ferie o a Cassa Integrazione Guadagni o a qualche altra complicatissima soluzione!)

Un ulteriore aspetto è il finanziamento degli strumenti bilaterali di settore (art.11-17). Abbiamo a che fare con quattro organi, dai compiti fumosi se non patetici: Commissione Paritetica Nazionale (discussione dell’applicazione del contratto), Gruppo di Lavoro per le Pari Opportunità (considerato il sesso maggiormente rappresentato tra le dipendenti degli studi dentistici, in effetti, non vediamo l’ora che qualcuno trovi il modo di aumentare la quota maschile!), Ente Bilaterale Nazionale di Settore (art.15: di tutto, di più, dalla lettera A alla lettera W,) Cassa di Assistenza Sanitaria Supplementare.

Questi enti bilaterali vengono finanziati con 22 euro al mese (264 euro all’anno) per lavoratore, indipendentemente dall’orario di lavoro (cioè i lavoratori part time pagano quanto quelli full time). Chi non vuole pagare questi soldi, in teoria dovrebbe versare al lavoratore 32 euro al mese per quattordici mensilità ( 448 euro l’anno: forse i mafiosi sono più eleganti nelle loro proposte che non si possono rifiutare!).

Ora, dov’è il problema? Il problema è che questo CCNL riguarda un milione e mezzo di lavoratori, per un importo quindi di 33 (trentatre) milioni di euro al mese! Per fare cosa?

Ciascuno di noi può ritenere questo versamento “volontario” una delle tante tangenti di un paese malato, ma dobbiamo ricordarci che il coccodrillo ha sempre fame. Non dobbiamo pensare che l’esproprio sia finito con questi 22 euro: tanto quanto che i versamenti fluiscono nelle casse degli enti bilaterali, che questi si strutturano, assumono dipendenti amici degli amici, tanto più aumenteranno le loro pretese.

Per offrire poi che prestazioni? L’unica che potrebbe ravvisare un qualche interesse è l’assistenza sanitaria complementare e corrisponde a 15 euro al mese. Ma a questo si adatta perfettamente la frase attribuita a Thomas Sowell: è sorprendente che le persone che pensano che non possono permettersi di pagare i medici, gli ospedali e i farmaci, pensino però di poter pagare i medici, gli ospedali, i farmaci e anche la burocrazia necessaria per amministrarli.

Al solo fine di non alimentare il coccodrillo conviene discutere con i dipendenti e mettere loro in busta paga quei 32 euro al mese: alla fine comportano per il datore di lavoro una differenza non eccessiva (12 euro in più al mese) ma da un lato il dipendente sarà più contento, dall’altro non finanziamo chi campa sul nostro sangue.

Contro questo ragionamento sta la constatazione che i dipendenti sono spesso irresponsabili, cioè spendono e spandono e quando hanno bisogno non hanno le risorse. Perciò, pensano gli intelligenti, li obblighiamo a pensare alla propria previdenza/assistenza e a mettere da parte le risorse in caso di malattia.

Ragionamento davvero in controtendenza rispetto alla cultura moderna che va verso l’aumento delle libertà e delle autonomie individuali. Andate voi a dire ad un dipendente: tu sei un irresponsabile, per cui al tuo futuro ci devo pensare io? Se quello è d’accordo, va bene: versate a EBIPRO e CADIPROF, ma domandatevi anche se quello sia un dipendente di cui potete fidarvi lasciandogli in mano la cassa, le fatture, il magazzino, etc.

A nulla vale neppure il ragionamento che anche negli USA si va in questa direzione: il lento ma inesorabile tracollo dell’economia degli States ci dovrebbe far capire che non sono loro il modello perfetto.

Ma l’aspetto più comico è quello dell’orario di lavoro, il quale può essere distribuito su cinque o sei giorni e in quest’ultimo caso deve finire entro le 13 del sabato.

Dunque, fateci capire: in un mondo globalizzato, nel quale i musulmani festeggiano il venerdì, gli ebrei il sabato, i cristiani la domenica, buddisti e indù chissà, un CCNL riconosciuto da uno stato laico si permette di imporre una delle possibili scelte? In una fase nella quale i centri commerciali lavorano sette giorni su sette e ventiquattro ore su ventiquattro?

Nell’economia globale vince chi ha le regole più semplici ed efficaci.

Perciò la nostra impressione è che questo CCNL sia stato scritto da persone ferme al dopoguerra!

Un CCNL moderno a nostro parere dovrebbe limitarsi a stabilire:

  • i livelli lavorativi, le mansioni e il compenso orario;
  • il periodo di prova e il preavviso di licenziamento;
  • le procedure disciplinari;
  • le ferie annuali;

Viceversa non dovrebbe assolutamente occuparsi di tutto ciò che eccede il rapporto di lavoro, di enti bi o pluri-bilaterali, di integrazioni di malattia (ma come? Paghiamo già l’INPS ma quando un dipendente si ammala dobbiamo integrare?), orari, modalità di lavoro e formazione e via elencando!

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