Dentisti Costosi: la bufala ossessiva di AltroConsumo

test-saluteSembra che sui dentisti in Italia non ci sia altro da dire dopo che è stata pubblicata la lettera di San Paolo ai medesimi: “Carissimi”. Punto.

Infatti ecco l’ennesima ricerca di AltroConsumo la quale insiste sul fatto che gli italiani non si recano dal dentista perchè costa troppo.

Dà fastidio leggere sempre le stesse notizie senza il minimo di approfondimento scientifico. Perchè infatti se i giornalisti di Altroconsumo si fossero dati la pena di cercare, avrebbero trovato che appena qualche mese prima del loro articolo, è stata pubblicata una vasta ricerca internazionale sulle cause che ostacolano le cure odontoiatriche: Income Inequality and Use of Dental Services in 66 Countries. B.Bhandari, J.T.Newton & E.Bernabè. Journal Of Dental Research 2015 94(8): 1048-1054 DOI 10.1177/00220345155868960.

Si tratta della più vasta ricerca condotta sull’argomento, utilizzando dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e questionari individualizzati, analizzando le risposte di 223.299 adulti in 66 paesi!

La ricerca ha valutato la disponibilità di servizi odontoiatrici mediante il “combinato disposto” della risposta a queste due domande: 1: “negli ultimi 12 mesi lei ha avuto problemi con la sua bocca e/o i suoi denti?”, e 2: “Durante gli ultimi 12 mesi lei ha ricevuto cure mediche o trattamenti da parte di un dentista o un altro specialista della bocca per questo problema con la sua bocca e/o denti?”

È evidente, e gli autori lo rilevano, che l’incrocio di tali domande non permette di evidenziare appieno lo stato di salute di una popolazione, in quanto una migliore attività preventiva porta ad una diminuzione dei problemi di salute e quindi ad una diminuzione di richiesta di cure, la quale diminuzione di richiesta di cure tuttavia può essere o meno soddisfatta indipendentemente dalle proprie dimensioni.

In ogni caso da tale ricerca sono emersi due dati netti:

Primo: maggiore è l’investimento pubblico, maggiore è la soddisfazione delle richieste di prestazioni odontoiatriche. Il meccanismo che sottende a questo risultato è il seguente: quando un bisogno sanitario emerge improvvisamente e coglie il paziente impreparato dal punto di vista economico, la disponibilità di un servizio pubblico fa la differenza tra curarsi e non curarsi. Tuttavia dal punto di vista di una politica responsabile questo risultato deve portare ad altre considerazioni: quale è il sistema che garantisce il miglior rapporto qualità/prezzo (servizi sanitari/costo per la collettività)? Un servizio totalmente statale? Assicurazioni private? Bonus ad personam?

Il secondo dato emerso aiuta a rispondere a queste ultime domande ed è la vera novità della ricerca: L’accessibilità di servizi odontoiatrici è inversamente proporzionale al Coefficiente di Gini. Il Coefficiente di Gini, dal nome del ricercatore italiano Corrado Gini, è un indicatore di disuguaglianza sociale, ed è tanto più alto quanto maggiore è la differenza di disponibilità economica. In un paese nel quale i cittadini sono in condizioni molto simili, l’accesso ai servizi odontoiatrici è maggiore rispetto ad un paese dove ci sono enormi differenze tra i più poveri e i più ricchi. Questo vale indipendentemente dalla disponibilità economica reale di ogni cittadino: una persona che guadagna di più ma vive in un paese con forti disuguaglianze ha meno probabilità di accedere a cure dentarie quando ne ha bisogno rispetto ad una persona che guadagna di meno ma vive in un paese più “ugualitario”.

Per spiegare questo apparente paradosso gli autori fanno tre ipotesi:

1 i paesi con maggiore disuguaglianza investono di meno in servizi pubblici;
2 la disuguaglianza sociale danneggia le relazioni interpersonali e di conseguenza la diffusione di una cultura della salute e l’adozione di stili di vita salutari;
3 la disuguaglianza sociale favorisce stili di vita stressanti a causa di meccanismi di invidia sociale.

Si tratta evidentemente di ipotesi da confermare, ma l’insegnamento importante è che c’è un abisso tra le leggende metropolitane (Altroconsumo) e la ricerca scientifica.

Sulla base di questa ricerca e di queste ipotesi a noi verrebbe da dire che:

1 il vero problema non è la disponibilità economica del singolo cittadino, ma le uguali opportunità che a ciascuno dovrebbero essere garantite in base alla nostra stessa Costituzione;
2 prima di ipotizzare una qualunque soluzione a valle (a prescindere cioè dalla disuguaglianza sociale) è necessario riflettere sul contesto globale, perchè alcune soluzioni aumentano la distanza tra i ricchi e i poveri e quindi peggiorano il problema che vorrebbero risolvere. Ad esempio il diffondersi delle assicurazioni e dei fondi sanitari aumenta le possibilità di profitto per alcuni e le diminuisce per molti. Allo stesso modo gli investimenti pubblici sono, guarda un po’, occasioni appetibili per una ristretta cerchia (vogliamo parlare di tangenti, corruzione, raccomandazioni?).
3 una soluzione che contribuisca a risolvere il problema prendendo in considerazione la causa, potrebbe derivare dalla seguente domanda (retorica): può il 10% della popolazione più ricco pagare le spese dentarie al 10% più povero? Se si (ovviamente si) troviamo il modo per farlo ed aboliamo tutte le altre risposte che nel frattempo proliferano (servizio pubblico, assicurazioni, fondi, mutue, etc etc). Con ciò non otterremo solo di aver curato i più poveri e di aver contribuito a diminuire il Coefficiente di Gini, ma avremo anche abbassato le spese parassite, le tasse, i prelievi occulti e/o forzosi, aumentando le disponibilità economica della classe media.

Facile, no?

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Un pensiero su “Dentisti Costosi: la bufala ossessiva di AltroConsumo

  1. Su twitter mi fanno notare che “L’articolo di Altroconsumo e quello su JDR parlano di cose completamente diverse” perchè ” Altroconsumo fa analisi disponibilità per spese MEDICHE in generale, JDR efficacia diversi sistemi erogazione cure odonto”.
    Onestamente faccio fatica a capire la sostanza della critica.
    Infatti Altroconsumo scrive: “Tra le cure più sacrificate quelle odontoiatriche (38%)” e poi “Sono circa 4 su 10 gli italiani che rinunciano a curare o a prevenire i problemi ai denti a causa delle difficoltà economiche”.
    L’articolo di Bhandari dimostra invece che le difficoltà economiche da sole non bastano a spiegare il mancato accesso alle cure odontoiatriche e suggerisce di collocare il servizio pubblico nel contesto generale tenendo conto del coefficiente di Gini ed evitando di identificare l’accessibilità alle cure odontoiatriche con l’esistenza di un servizio odontoiatrico pubblico.
    A me sembra che l’argomento dei due articoli sia quasi lo stesso, almeno per quel che riguarda l’odontoiatria, e che i giornalisti di Altroconsumo farebbero bene ad imparare la metodologia usata da Bhandari. Poi, si può anche avere un’altra opinione, va bene.

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