Giù le mani dalle Assistenti

Un parlamentare del Partito Democratico, tale Peluffo Vinicio Giuseppe Guido, ha presentato una interrogazione parlamentare alla quale il sottosegretario al Ministero DeVitodella Salute, l’Onorevole Vito De Filippo, ha risposto a nome del governo qualche giorno fa, il 06.10.2015 (leggi qui).

Dopo una tediosa introduzione l’on.Peluffo osserva che:

non esistendo ancora un quadro normativo unitario che definisca un percorso formativo certificato per gli assistenti di studio odontoiatrico, si lascia spazio, soprattutto nel settore privato, a titoli o a competenze non certificati e improvvisati caratterizzati da percorsi formativi estremamente eterogenei o non sufficienti a fornire adeguate garanzie a tutela sia dell’operatore, sia del cittadino-utente

Cioè, l’onorevole è preoccupato per la sicurezza dell’operatore e del cittadino-utente. Tale preoccupazione fa onore all’onorevole del Partito Democratico, ma noi dentisti vorremmo capire meglio di che si tratta.

Stiamo parlando del pubblico? Allora ha assolutamente ragione: laddove la parola dice “di tutti”, in realtà si intende “di nessuno”, infatti nessuno si assume mai alcuna responsabilità di ciò che accade nelle strutture statali. È giusto pertanto che vengano istituiti percorsi formativi adeguati per garantire che chi lavora in tali strutture abbia una qualche infarinatura di ciò che va a fare.

Ma se parliamo del privato (come il testo dell’interrogazione darebbe ad intendere), e soprattutto della grande massa degli studi dentistici mono o pauci-professionali, tale preoccupazione suona offensiva e risibile. È assolutamente chiaro chi risponde di qualunque cosa accada all’interno della porta dei nostri studi, dal lampadario che potrebbe cadere (ma non cade mai, mentre nel pubblico chissà) alla sterilizzazione che potrebbe non funzionare (ma il rischio di contrarre l’epatite B nel pubblico è 20 (venti) volte superiore ai nostri studi!). Perciò è offensivo suggerire che i nostri dipendenti non siano adeguatamente formati a fare il lavoro che fanno. Formati da noi, a spese nostre, secondo le nostre aspettative ed esigenze, a spesa zero per lo Stato. Se l’onorevole Peluffo ritiene di aver dati per pensare che le nostre dipendenti non svolgano bene il loro lavoro, ci dica in base a quali dati si è formato tale opinione.

D’altra parte sono evidenti gli interessi dei soggetti che spingono verso un percorso formativo delle Assistenti di Studio Odontoiatrico (ASO):

  • i formatori: c’è sicuramente un certo numero di nullafacenti a tutto incompetenti in giro per l’Italia che sarebbe entusiasta di guadagnare qualcosa insegnando alle nostre assistenti cose inutili;
  • i sindacati: scommettiamo che tutti i sindacati, dalla CGIL all’ANDI, hanno già in testa un qualche modo per infarinarsi?
  • i burocrati: spaventati dalla necessità di tagliare le spese del Belpaese, sono certo contenti di dimostrare che stanno facendo qualcosa. Magari ammunìa ma comunque qualcosa.

Ma a parte questi interessi “pelosi”, c’è qualcun altro che ha interesse all’istituzione della figura professionale dell’ASO?

Dunque: il punto è la qualità del lavoro delle nostre assistenti. C’è in Italia un qualche percorso formativo che fornisce assistenti davvero utili alla nostra pratica quotidiana? Siamo chiari: se ci fosse, i primi ad accorgercene saremmo proprio noi. Con tutto il tempo che perdiamo con la formazione saremmo dei fessi se non assumessimo di corsa personale già qualificato.

Il fatto che insistiamo pervicacemente con la formazione diretta sta a significare che al momento non abbiamo alternative. Possiamo ragionare su perchè le alternative non ci siano, possiamo ragionare sul modello formativo italiano nella sua integrazione con il mondo del lavoro ma non possiamo negare questo dato.

L’istituzione del profilo professionale vuole saltare questo passaggio e costringerci ad assumere personale in qualche modo timbrato dal diplomificio in via di istituzione. E ogni volta che c’è un obbligo, c’è ovviamente per obbligarci a fare ciò spontaneamente non faremmo, cioè assumere personale mal formato e difficile da reimpostare

Risultati attesi? Aumento della burocrazia, aumento dei costi, diminuzione della libertà di scelta, peggioramento della qualità della formazione, peggioramento delle relazioni personali all’interno del team, peggioramento dell’adesione alle procedure, aumento degli errori.

Proposte alternative per migliorare la formazione del nostro personale?

  • diminuzione della burocrazia legata ai contratti di apprendistato, abolizione della formazione regionale obbligatoria;
  • possibilità di detrarre senza limiti qualunque spesa per la formazione interna ed esterna;
  • finanziamenti alle società scientifiche che organizzano corsi di formazione per le assistenti;
  • incoraggiamento alle società scientifiche affinchè consentano alle assistenti di partecipare agli stessi corsi a cui partecipano gli odontoiatri (ovviamente non al fine di imparare procedure mediche ma di capire che cosa l’odontoiatra si aspetta da loro a livelli di eccellenza);
  • sgravi fiscali per gli studi che documentano alti standard qualitativi (assenza di incidenti sul lavoro, assenza di malattie professionali, basso numero di ore di malattia …)

È credibile che a livello legislativo andranno avanti queste ultime ipotesi e non il profilo professionale dell’ASO? No, perchè di qua gli unici (!) ad avere interesse sono i dentisti e i cittadini, di là le lobby della formazione, i sindacati e i burocrati.

Dobbiamo allora rassegnarci senza dire nulla?
No, proviamo, almeno, a mandare una lettera all’onorevole De Filippo Vito (segreteria.defilippo@sanita.it) , sottosegretario al Ministero della Sanità che ha risposto il 6 Ottobre scorso all’interrogazione dell’on.Peluffo. Ad esempio una lettera di questo tenore:

Onorevole De Vito

il sottoscritto ha preso atto della Sua risposta all’interrogazione dell’Onorevole Peluffo 5-04246 favorevole all’istituzione del profilo professionale dell’Assistente di Studio Odontoiatrico (ASO).

Il suo parere favorevole mi stupisce in quanto in una fase storica nella quale la ripresa economica del nostro paese è frenata dalla burocrazia e dalla spropositata lunghezza dei percorsi formativi in relazione alle competenze realmente acquisite, tale profilo professionale va esattamente nel senso di aumentare la burocrazia e rallentare la formazione.

Attualmente la formazione delle ASO nel settore privato è a totale carico del datore di lavoro e garantisce standards qualitativi impensabili sia per il settore pubblico sia per gli altri paesi europei.

L’istituzione del profilo professionale dell’ASO aumenterebbe i costi della formazione e renderebbe più difficoltoso il reclutamento del personale senza garantire alcun miglioramento della qualità, diminuendo quindi in definitiva l’accesso alle cure odontoiatriche dei cittadini.

Ringraziandola per l’attenzione e contando su una pacata riflessione al riguardo, porgo distinti saluti.

 

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