Nuovi Ordini e Abusivismo

Il ministro della salute Lorenzin sembra che abbia messo mano all’istituzione di nuovi Medicine and LawOrdini Professionali e all’inasprimento delle pene per l’esercizio abusivo. Ha citato in particolare i 15.000 dentisti abusivi e il presidente dell’ANDI Prada si è congratulato per l’inasprimento delle pene.

Tutto bene, non c’è dubbio, chi potrebbe non essere d’accordo? Il motto di questo governo sembra che sia “stai dalla parte del formenton”, non urtare nessuno, cerca la via mediana.

Mediana è la via che percorrono le persone senza una particolare competenza, coloro i quali condividono le opinioni della maggioranza e perciò stesso non hanno la sfortuna di sapere davvero di cosa parlano.

Perciò si istituiscono nuovi Ordini professionali, prima ancora di aver chiarito a cosa servono e cosa dovrebbero fare quelli che già esistono. Si pensa ad una grande riforma degli esistenti, ad esempio sottoponendo tutti gli Ordini Sanitari al controllo del Ministero della Salute. Ma è questo il percorso corretto?

Non sarebbe stato meglio fare le cose con ordine (appunto) e prima riformare gli Ordini, sperimentarne il funzionamento e, dopo, istituirne di nuovi?

Perchè non c’è dubbio che attualmente gli Ordini professionali hanno dei problemi, anzitutto di identità: si tratta di organi al servizio dei cittadini o dei professionisti? Sarebbe giusto che fossero al servizio di entrambi, ma come mai allora quando intervengono lo fanno solo per sanzionare l’iscritto e mai per fornirgli un qualche aiuto e/o sostegno?

Lo scoraggiamento nei confronti degli Ordini è estremamente diffuso, sia da parte dei semplici iscritti ma anche da parte dei rappresentanti eletti, i quali si lamentano di non avere gli strumenti per fare il proprio lavoro. Si tratta di una situazione estremamente difficile, per cui mi permetterei alcuni suggerimenti:

  • a monte della riforma degli Ordini è necessaria una chiarezza sul ruolo dello Stato. Una malattia non diagnosticata correttamente spesso viene curata con rimedi che la peggiorano: lo Stato va ridisegnato a monte, scegliendo in via definitiva tra uno stato invadente e iperregolamentato come quello attuale, e uno stato leggero con compiti esclusivamente arbitrali. Se c’è ancora chi crede che i problemi della società si possano risolvere con una ulteriore ipertrofia legislativa e burocratica, lo dica esplicitamente, consentendoci la dissociazione
  • perciò prima di istituire nuovi Ordini si deve decidere se gli stessi sono organismi ausiliari dello Stato che vanno mantenuti, o meno. Nel primo caso è necessario chiarire e delimitare i loro compiti e fornire gli strumenti per portarli a termine. Nel secondo, istituirne altri è stupido
  • la riforma degli Ordini non può essere cosa da fare tra colazione e merenda: abbiamo a che fare con nodi professionali, economici ed etici estremamente pesanti e il rischio che gli interessi di questa o quella lobby possa influenzare la direzione è troppo grande per non dedicarvi la dovuta attenzione. Per fare un breve excursus, gli Ordini Sanitari furono istituiti nel 1910 per riempire il vuoto lasciato dallo scioglimento delle corporazioni nel 1800 ad opera delle leggi napoleoniche. Nel 1910 il presidente del consiglio Luzzati acconsentì all’istituzione degli Ordini Sanitari ma, per paura che risultassero troppo potenti, li spezzò in tre: medici, farmacisti e ostetriche. Oggi questa divisione pesa molto ad esempio nella discussione sulla possibilità che le farmacie diventino centri sanitari alternativi, ospitando attività sanitarie ordinate o non ordinate e prevedendo al momento soltanto l’esclusione dei medici prescrittori per evitare il comparaggio. Ma, fatemi capire, allora l’infermiere può esercitare dentro la farmacia. Può, ad esempio, effettuare iniezioni intramuscolo là. Ma allora, l’acquisto delle siringhe per iniezione e del farmaco da iniettare, in qualche modo, non sono comparaggio? Questo solo per fare un piccolo esempio di come la discussione avrebbe potuto avere un ben più ampio spessore deontologico se farmacisti e medici fossero riuniti in un solo Ordine e per suggerire di pensarci bene prima di legiferare, e dopo aver legiferato di prendere un tempo adeguato per verificare il cambiamento
  • a dir la verità non è chiaro, da quanto letto sui giornali, se tra gli Ordini istituendi vi saranno anche quelli delle Igieniste e degli Odontotecnici. Se ci saranno, il panorama dell’odontoiatria verrà sconvolto, ma al momento non si può dire nulla
  • in ogni caso tra i problemi degli Ordini al momento attuale non vi è quello della catena gerarchica, se cioè essi facciamo capo alla Federazione Nazionale o al Ministero della Salute. I problemi più gravi sono problemi di organizzazione:
    • la rappresentanza. Il modello elettivo delle rappresentanze ordinistiche è ancora quello del Sindacato Fascista, e non lascia alcuno spazio alle minoranze
    • la giurisdizione: gli Ordini giudicano i propri iscritti, anche quando questi lavorano a centinaia o migliaia di chilometri di distanza e al luogo di iscrizione ciò che succede sul luogo di lavoro giungono solo deboli echi
    • la collaborazione con le forze di polizia e la magistratura: è frustrante avere notizie di reati e non avere alcun titolo per discutere con chi quei reati dovrebbe in qualche modo perseguire
    • la rappresentanza e la competenza scientifica negli ordini spesso seguono percorsi separati, la revisione delle conoscenze scientifiche avviene altrove, gli organismi ordinistici sono esclusivamente ambiti sindacali. Detto con altre parole: al momento non è noto alcuno sforzo di Peer Review negli ordini professionali.
  • Per la lotta all’abusivismo sarebbe necessaria la medesima prudenza, in quanto al momento non è chiaro cosa distingua un atto medico e quali siano le competenze dei medici e del personale ausiliario. In un paese dalla giurisdizione borbonica come l’Italia, inasprire le pene prima di aver definito in modo chiaro e univoco i reati è rischioso. In particolare io vedo i seguenti rischi:
    • l’attività odontoiatrica non può essere definita semplicemente come dentro/fuori dalla bocca. Aspirare e trattenere un lembo non è una attività più medica che leggere e interpretare una radiografia
    • non possiamo auspicare l’istituzione di nuove figure professionali (OSSO: Operatrice Socio Sanitaria Odontoiatrica) per sanare queste aree grigie, sarebbe una zappata sui piedi e un ulteriore costo per la professione. La burocratizzazione è sempre un costo e la concorrenza degli abusivi e del turismo dentale si basa appunto sulla deregolamentazione
    • non c’è al momento un ambito adeguato alla definizione dell’atto medico. L’odontoiatra che subisce una visita si deve confrontare con dei carabinieri (NAS) e dei giudici che di medicina sanno grosso modo quello che può sapere un qualunque non medico. D’altra parte la medicina, in quanto scienza, si occupa di numeri e non di definizioni giuridiche. La lunghezza di lavoro in una terapia endodontica non dipende dalla laurea o dall’abilitazione. E l’abilitazione prescinde dal fatto che oggi si usino i localizzatori apicali. Tra le due aree (scientifica e giuridica) al momento c’è uno jato e non si vedono sforzi per colmarlo.
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3 pensieri su “Nuovi Ordini e Abusivismo

  1. Hai ben inquadrato i principali problemi di una pasticciata riforma ordinistica che apporterà ulteriori elementi di confusione nel settore delle professioni sanitarie.
    Così come attualmente amministrata dalla dirigenza attuale ” la mission/ragion d’essere” della istituzione ordinistica spesso coincide con il perseguimento dei propri obbiettivi da parte di gruppi di pressione e interesse/lobbies sindacali.
    Tali obbiettivi nulla hanno di deontologico.

    In Odontoiatria questi gruppi di pressione e interesse anestetizzano le potenzialità degli ordini per sostituirne le funzioni di coordinamento con organismi politici millantando essere rappresentativi di tutti gli iscritti e non invece solo di quei pochi che, attraverso sindacati e società di servizi ad essi collegati, hanno interesse a piazzare assicurazioni, corsi ecm ecc ecc oltre che, addirittura, porsi oggi come rappresentanti della categoria verso fondi integrativi e terzi paganti.
    In sintesi, parafrasando un celebre motto ( Ordo ab Chaos) direi che la situazione sta evolvendo da un ordine per quanto stazionario a un caos=sindacaos sempre più stabile. CAOS AB ORDO invece che ORDO AB CAOS

  2. L’importante per il singolo professionista è la consapevolezza: il problema più grande, a dir la verità, non è tra quelli elencati, ma nella scarsa consapevolezza che i colleghi hanno dei medesimi.
    Se i colleghi avessero un minimo di attenzione per il contesto nel quale lavoriamo e non delegassero tutto passivamente, la maggioranza degli ostacoli ci farebbero un baffo.
    In ogni caso, è il sapere che fa la differenza: gli altri si agitano come malati in un accesso di febbre!

    • Quello che dici è giusto ma la consapevolezza deriva dalla conoscenza che a sua volta deriva (prima) dalla informazione e (dopo) dalla comunicazione. Nel nostro comparto spesso le informazioni e le comunicazioni girano in ambienti ristretti e quando vengono messe a disposizione della “massa” vengono accuratamente filtrate o distorte a vantaggio di qualificati gruppi di pressione e interesse/lobbies pseudo cultural-sindacali.

      Parafrasando Papa Francesco a proposito che il problema non è essere gay ma fare lobby gay direi che al pari in odontoiatria….
      … il problema non sta nello essere CAO ma sta nello essere SINDACAO

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