l’ANDI contro i dentisti

La domanda è: perché i colleghi sono sempre più disaffezionati alle loro rappresentanze sindacali e ordinistiche?

La risposta è stranota: perché si tratta di rappresentanze auto-referenti, che rispondono solo a sé stesse. La mancanza di un reale pluralismo (più associazioni con politiche diverse) o l’obbligo di iscrizione senza una reale possibilità di scelta o di influenza (all’Ordine) di fatto costituiscono un orizzonte nel quale l’odontoiatra è rassegnato ad accettare quel che viene qualunque cosa venga.

La vicenda dell’autorizzazione all’esercizio dello studio dentistico ne è un esempio lampante:

Il 1° agosto u.s. l’ANDI del Veneto ha indirizzato ai propri iscritti una mail nella quale comunica che “a seguito di un percorso complesso” durato due anni (!) è riuscita ad ottenere l’importante risultato di una semplificazione degli obblighi autorizzativi.

Tra gli autori di questo successo vengono citati i dott.ri Villanova, Pace, Dal Carlo, Pastorello, Saggin e Nicolin.

Ma i colleghi tutti, la base della nostra professione, cosa pensano di questo successo?

Basta fare un giro tra i titolari di uno studio dentistico o tra i tanti colleghi giovani che vanno a lavorare nei low cost: fumo.

Certo, non è qualche foglio da riempire per le autorizzazioni il problema. Se butto un granellino di sabbia nel serbatoio dell’auto non succede nulla. Ma se ogni giorno butto un granellino, prima o poi grippo.

Abbiamo la privacy, i dipendenti, i rifiuti, gli anestetici, la radioprotezione, i taglienti, il DVR, il DPS, …

Una qualunque organizzazione dentale (sindacato, associazione, ordine) dovrebbe battersi per abolire questi adempimenti. Uno alla volta, certo, neppure Dio ha creato il mondo in un giorno solo. Ma abolirne un pezzo alla volta significa semplificare la nostra attività per aiutare i nostri colleghi a lavorare e a contribuire alla salute orale della popolazione.

E l’autorizzazione ex LR 22/2002 sarebbe un campo nel quale è molto facile far valere le nostre ragioni.

I dirigenti dell’ANDI si congratulano perché sono riusciti a semplificare i requisiti. Semplificare? Ma se non siamo soggetti ad autorizzazione, perché semplificare? si deve abolire non semplificare!

E che non siamo soggetti gli stessi partecipanti al tavolo regionale lo sapevano benissimo e (almeno alcuni) lo condividevano appieno. Infatti lo stesso dott.Giuliano Nicolin il 01/07/2009 ha votato a favore di una mozione dell’Ordine di Venezia che recitava: “il consiglio OMCeO di Venezia ritiene inapplicabile l’art.193 del TT.UU.LL.SS. ai libero professionisti (nota: l’articolo mediante il quale eventualmente un ente verificatore potrebbe chiedere la chiusura di una struttura non autorizzata) e pertanto qualora un collega divenisse oggetto di interpretazioni non in linea con quanto sopra espresso, quest’Ordine si attiverà in tutte le sedi istituzionali che gli sono proprie a tutele e difesa di tutti gli iscritti della provincia di Venezia”.

Questa mozione è stata a suo tempo inviata a tutte le Commissioni Odontoiari del Veneto per cui non si può dire che sia passata sotto banco.

In realtà da allora nessuno studio professionale è stato chiuso perché privo di autorizzazione sanitaria ex LR 22/2002 e quegli studi che hanno deciso di aderire alle richieste della Regione obtorto collo, molto spesso lo hanno fatto su spinta degli stessi sindacati e degli Ordini, i quali invece di difendere la libertà e l’indipendenza della professione, collaborano con le istituzioni per soggiogarla, limitarla ed impedirla ogni giorno di più.

L’ANDI regionale invece ha riconosciuto l’obbligatorietà dell’autorizzazione e si congratula perché (dice) l’ha semplificata.

Cioè: tu mi rubi 100 euro e io mi congratulo perché riesco a farmene restituire 1!

Quindi ti autorizzo a rubarmene 99 anche domani e dopodomani in eterno.

E apro un campo di contenzioso infinito (2 anni hanno impiegato per partorire questo topolino!) e dovrò restare per sempre in barricata perché ho il collo nel cappio e qualcuno potrebbe decidere di tirare!

Se poi andiamo a vedere la reale semplificazione ci sentiamo davvero presi in giro!

Ad esempio: GEN.AMB.AU.321.44: Presenza di un inventario di tutte le attrezzature / apparecchiature elettromedicali utilizzate e suo aggiornamento.

La vecchia formulazione (Gener09.AU.1.1) recitava: Le apparecchiature biomediche disponibili sono conformi alle norme di legge.

Ora, tra accontentarsi che siano conformi e dire che ci deve essere un inventario di TUTTE le attrezzature passa una bella differenza. E voglio vedere se tutti i colleghi hanno inventariato anche l’ultima lampada UV!

Forse hanno diminuito il numero dei requisiti ma tra un requisito ragionevole (le apparecchiature devono essere conformi) a uno irragionevole (inventario di tutte le apparecchiature) cosa dovremmo preferire?

Questa è la semplificazione?

Da questa vicenda però almeno qualche cosa la impariamo: i dirigenti ANDI si rendono conto che l’autorizzazione è un balzello inaccettabile ma non sanno o non vogliono venirne fuori. Credo che tutto sommato se dessero le dimissioni e lasciassero provare altri, forse la professione avrebbe fatto un passo avanti.

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